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Ambientalisti all'attacco sul concerto di Jovanotti: nessuna devastazione dell'arenile! Sagra della Porchetta

REGIONE ABRUZZO Martedì 16 Luglio 2019

Ambientalisti all'attacco sul concerto di Jovanotti: nessuna devastazione dell'arenile!

Ruspe al lavoro su ettari di habitat dunali importanti con una punta di surreale: se si trova per caso un nido della rarissima Tartaruga marina Caretta caretta, protetta a livello comunitaria addirittura come specie prioritaria, si provvederà a traslocare le uova e non certo annullare un concerto che ha invaso l'area di nidificazione.

Cinque associazioni di ornitologi dal Lazio, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Campania, che riuniscono ricercatori che da decenni studiano e pubblicano ricerche in ambito naturalistico, dopo aver esaminato la documentazione disponibile sul Jova Beach Party e verificato le numerose criticità per le attività svolte sulle spiagge o in procinto di essere realizzate hanno deciso di scrivere una lettera ai ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali chiedendo una presa di posizione chiara sull'uso delle spiagge e di altri ambienti vulnerabili per grandi eventi. Secondo le 5 associazioni il Jova Beach Party in corso di realizzazione in 17 località della costa e della montagna italiane sta riproponendo il tema dell'uso di spazi naturali, semi-naturali o che presentano una residua naturalità in contesti altrimenti pesantemente trasformati per lo svolgimento di grandi eventi. Ad avviso delle organizzazioni rappresenta in questo senso un vero salto di qualità in senso negativo.

Per quanto riguarda gli impatti, ricordiamo quelli di immediata percezione come il disturbo causato dalla musica e da decine di migliaia di persone concentrate in luoghi spesso usati per la riproduzione o come rifugio da specie protette. Le direttive comunitarie 43/92/CE "Habitat" e 147/2009/CE "Uccelli" nonché le convenzioni di Bonn e Berna vietano espressamente il disturbo delle specie in queste situazioni. Poi la modifica dell'ambiente. Le associazioni hanno allegato una eloquente galleria fotografica riguardante sia lavori di livellamento o vero e proprio sbancamento con i mezzi meccanici già svolti in alcune tappe (prima-dopo: Cerveteri; Castel Volturno) sia zone che potrebbero essere presto pesantemente trasformate per rendere possibile questo tour (ad esempio Roccella Jonica, Vasto). Qualcuno ha cercato di giustificare l'uso di mezzi meccanici con la presenza di rifiuti. Sarebbe come dire di radere al suolo un monumento romano perché vi sono degli scarti. Sono anni che associazioni e anche molti comuni rimuovono rigorosamente a mano i rifiuti, anche di grandi dimensioni ed ingombranti, nei luoghi con vegetazione naturale.

In diversi casi i siti prescelti coinvolgono addirittura aree protette e/o Siti di Interesse Comunitario oppure rischiano di incidere su specie protette come la Tartaruga marina Caretta caretta, specie prioritaria per la UE, il Fratino Charadrius alexandrinus, per il quale la stessa ISPRA ha chiesto ogni misura possibile per la protezione dei siti di nidificazione dato lo status sfavorevole di conservazione. Le piante che crescono sulla duna ai profani possono apparire al più come "erba"; sono invece habitat che presentano specie sempre più rare, alcune delle quali spettacolari come il Giglio di Mare, la Camomilla delle Spiagge e il Papavero delle Spiagge. Le associazioni ricordano che queste attività appaiono fortemente in contrasto con gli obiettivi di tutela proclamati da numerosi progetti LIFE le cui azioni sono state onerose per la Commissione Europea e numerosi enti italiani. 

Le associazioni notano che in alcuni casi, come a Cerveteri, Vasto e Roccella Jonica, le trasformazioni ambientali connesse alle "necessità" del Jova Beach Party, appaiono addirittura contribuire a possibili modifiche definitive per la costa anche con la realizzazione di futuri villaggi, aree eventi, trasformazione di corsi d'acqua e/o parcheggi. 

In questi mesi solo una vera e propria sollevazione da parte di cittadini, comitati locali e associazioni ornitologiche ha permesso di limitare qualche danno, ottenendo, ad esempio, lo spostamento della tappa laziale che avrebbe interessato direttamente l'area protetta del Monumento Palude di Torre Flavia a Ladispoli (anche se poi il trasferimento di poche centinaia di metri più a nord a Cerveteri sta comunque causando grandi problemi). Ricordiamo la sorveglianza straordinaria ai pulcini di Fratino a Rimini, che, purtroppo, pare non essere stata completamente efficace con la sparizione di uno degli esemplari, fatto che avrebbe destato molto più scalpore se a scomparire fosse stato un pulcino di Aquila reale. Eppure il Fratino da un punto di vista legale ha lo stesso livello di protezione del più conosciuto rapace e, anzi, è in forte declino numerico mentre l'Aquila reale è in ripresa da anni.

Le 5 associazioni puntano il dito sulle procedure seguite, con studi e valutazioni ambientali che sono risultate o mancanti (ad esempio, la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.) o, quando realizzate in larga parte senza la dovuta trasparenza o addirittura con contenuti fuorvianti, arrivando a negare l'esistenza di specie dunali, di corsi d'acqua o addirittura della vegetazione tout court. Smentite sono arrivate da enti pubblici (basti pensare a cosa hanno ammesso i tecnici della Regione Lazio su Cerveteri, certificando la presenza di prati-dunali la cui presenza non era stata dichiarata dagli organizzatori oppure il corso d'acqua di Vasto, che non era stato segnalato ricevendo una dura risposta dalla Prefettura di Chieti) ed esperti che hanno pubblicato anche foto e mappe vegetazionali inequivocabili.

Le associazioni, richiamando i numerosi esposti presentati da singoli cittadini ed associazioni sulle singole tappe, da Cerveteri a Lido degli Estensi, da Rimini a Vasto per arrivare a Roccella Jonica, hanno ricordato che il tour in questione tocca uno degli ambienti più massacrati e vulnerabili del paese, la costa e le sue spiagge, oggetto di specifica tutela paesaggistica in base al D.lgs.42/2004 "Testo Unico dei Beni Culturali", che ha conosciuto una pesantissima trasformazione negli ultimi decenni e continua a subire una pressione del tutto insostenibile.

Negli Stati Uniti le autorità nazionali preposte alla tutela della biodiversità quest'anno hanno vietato un festival in un'area protetta per la nidificazione di una coppia di un limicolo simile al Fratino, per il quale in ogni caso è prevista l'imposizione di una buffer zone di 1 km attorno al nido. Qui addirittura si ammette che in caso di nidificazione di Caretta caretta, un fatto che dovrebbe solo essere festeggiato, si potrebbe arrivare a spostare il nido per far posto ad un concerto. 

Le associazioni sollevano con forza il rischio "emulazione" derivante da una iniziativa così rilevante in termini di coinvolgimento del pubblico e degli addetti ai lavori. Non a caso si registrano già annunci di nuovi tour nazionali in aree naturali o semi-naturali e si moltiplicano singole iniziative sulle spiagge o anche in parchi nazionali (si vedano gli spettacoli di pseudo falconeria nel Parco del Gran Sasso). Una diffusione capillare di tali eventi avverrebbe in maniera sostanzialmente incontrollata. 

La nota delle associazioni si conclude chiedendo ai due ministeri una risposta chiara e netta non solo circa le molteplici criticità che sono state segnalate in maniera dettagliata per il Jova Beach Party ma anche dal punto di vista più generale, ad esempio attraverso un richiamo, magari con una circolare, a regioni, province autonome, comuni ed enti parco per un uso del territorio nazionale e dei valori ambientali, paesaggistici e naturalistici realmente compatibile in caso di grandi eventi. A parere delle associazioni devono essere esclusi del tutto da siti naturali, semi-naturali o anche da quelli che presentano una naturalità residua comunque preziosa in un territorio altrimenti trasformato ed antropizzato. Questi eventi vanno fatti in stadi, palazzetti dello sport, nelle piazze o in siti dove ci sono standard adeguati preesistenti come parcheggi, bagni ecc. visto che a Cerveteri si è arrivati a prevedere oltre 30 ettari di parcheggi temporanei in aree coltivate.

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