Covid, terapie intensive: in Abruzzo "solo" 10 posti ogni 100mila abitanti

CRONACA / REGIONE ABRUZZO Mercoledì 14 Ottobre 2020

Covid, terapie intensive: in Abruzzo

Sono “solo” 10 i posti di terapia intensiva ogni 100mila abruzzesi anziché 66, così come previsto dal piano fissato dal governo in vista della seconda ondata dell'epidemia da Coronavirus. E' un dato che pone l'Abruzzo sotto la soglia di sicurezza: la regione è passata dalle 123 terapie intensive precedenti l'emergenza Covid alle attuali 133. In Italia, a cinque mesi dal decreto rilancio, sono stati creati soltanto il 30 per cento dei posti letto in più previsti per le terapie intensive e solo tre regioni, Veneto, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, sono sopra lo standard ottimale di 14 posti letto per 100mila abitanti. Per quanto riguarda l'Abruzzo ’obiettivo era di realizzarne non 10, ma 66 posti di terapia intensiva in più, per garantire una risposta efficace. Basti pensare che è stata attivata solo una parte delle 40 terapie intensive previste nel nuovo reparto Covid dell’ospedale di Pescara, realizzato in tempi record e costato 11 milioni di euro.

La situazione nazionale relativa ai posti attivati di terapia intensiva, emerge dal report del commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri sullo stato di avanzamento dei lavori di potenziamento del Sistema sanitario nazionale. Mentre per le terapie sub intensive gli interventi attuati hanno di fatto superato quanto stabilito (con la realizzazione di 7.670 posti in più), per la terapia intensiva il risultato è assai più magro. Lo stesso Arcuri che ha nominato il 9 ottobre il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, commissario delegato per l’attuazione degli interventi di potenziamento della rete ospedaliera approvato dal ministero della Salute. In primis, il potenziamento dei posti letto, dei posti in terapia intensiva, gli adeguamenti dei pronti soccorsi e per la separazione dei percorsi. Non va però dimenticato che la terapia intensiva è indispensabile non solo per i malati Covid, ma anche per infarti e ictus, interventi chirurgici invasivi o ancora gravi eventi traumatici come gli incidenti stradali e le gravi polmoniti, solo per citarne alcuni.

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