Esproprio area piazza Sant'Anna. Sul contenzioso non ci sono ombre. Amministrazione responsabile

TERAMO Mercoledì 02 Ottobre 2019

Esproprio area piazza Sant'Anna. Sul contenzioso non ci sono ombre. Amministrazione responsabile

Si risolve con 800mila euro di transazione che l'amministrazione comunale di Teramo dovrà versare agli eredi proprietari Francesco e Camillo Merlini, la cinquantennale vicenda dell'esproprio, anzi, del mancato esproprio dell'area da 700 metri quadri di piazza Sant'Anna. Era il 1968 quando l'allora amministrazione guidata da Ferdinando Di Paola, espropriò il terreno senza pagarlo. Vani anche i tentativi di usucapione sempre rigettati; nel corso del tempo gli interessi di rivalutazione hanno fatto poi levitare la somma. La questione si è chiusa con un dimezzamento della cifra richiesta dagli eredi a titolo di risarcimento: un milione e 500mila euro. 

E per fugare ogni dubbio sull'infondatezza o illegittimità della delibera approvata in Consiglio, arriva un comunicato in cui si ribadisce la responsabilità delle precedenti amministrazioni:

Né ombre sulla futura decisione della Corte dei Conti (che tra l’altro esamina ogni delibera che viene approvata dal Comune), né illegittimità della delibera stessa, né errori da parte degli uffici comunali. La delibera approvata durante il Consiglio Comunale relativa al mancato esproprio dell’area di Piazza Sant’Anna, risponde a tutti i requisiti di regolarità tecnica e non ha alcun profilo di infondatezza. 

La vicenda è anch’essa una eredità delle precedenti amministrazioni e risale ad un contenzioso pluridecennale. Dagli sviluppi emerge il rischio di dover riconoscere agli eredi titolari del diritto, una somma di 1,6 milioni di euro, dovuta agli effetti esecutivi della sentenza di appello; proprio per evitare tale esborso l’amministrazione comunale aveva raggiunto un’intesa con gli eredi (passati, negli anni, da 2 ad 8) con i quali ci si accordava per il pagamento della metà della somma.  L’interlocuzione con i privati aveva preso il via nel 2015 ma l’accordo era stato chiuso nel maggio del 2017, con l’intesa di dilazionare il pagamento in tre rate, la prima delle quali con scadenza nel dicembre dello stesso anno. In tale periodo è purtroppo mancato il passaggio in Consiglio Comunale che avrebbe consentito di onorare l’accordo, e il successivo commissariamento del Comune aveva di fatto bloccato ogni impegno in tal senso. L’urgenza dell’approvazione della transazione da parte del Consiglio sui 750.000 euro ed evitare in tal modo di pagare il doppio, aveva spinto l’amministrazione a presentare la delibera lo scorso mese di marzo. La lievitazione della somma fino a 800.000 euro, richiesta dagli eredi, ha ora imposto un nuovo passaggio consiliare, senza che ciò prefiguri aspetti di illegittimità, ma anzi evidenziando una vigilanza per certi versi virtuosa da parte dell’amministrazione.

Proprio per quest’ultima ragione la determina è tornata di nuovo all’esame del Consiglio Comunale, dopo la prima votazione nella quale la minoranza, tra l’altro, si era espressa con voto contrario. 


L’assessore agli Affari Legali Sara Falini rimarca come: “L’amministrazione ha inteso assumere su di sé responsabilità che non erano finora state prese. Resta ferma in ogni caso la volontà espressa sin dall’approvazione della delibera, di porre fine ad un contenzioso sorto 50 anni fa, con uno sforzo importante per le finanze dell’ente ma comunque necessario per smettere di scaricare problemi sul futuro”.

Radiosanit

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