Ex Sindaco di Atri solleva il caso: perché in ospedale non c’è il Tocilizumab?

CRONACA / REGIONE ABRUZZO Mercoledì 25 Marzo 2020

Ex Sindaco di Atri solleva il caso: perché in ospedale non c’è il Tocilizumab?

Egregio Sindaco,

purtroppo siamo venuti a conoscenza di un'altra situazione di reale  gravità e criticità per quanto riguarda i pazienti trattati presso l'ospedale di Atri - anzi, in realtà riguarda tutti i pazienti trattati negli ospedali Covid della provincia di Teramo. A quanto ci risulta da una comunicazione col personale medico dell'ospedale atriano, nel nostro nosocomio non è mai stata consegnata nessuna scorta del farmaco Tocilizumab. Nessuna. La situazione sarebbe analoga anche nell'ospedale di Teramo.


Il farmaco è disponibile, per adesso, solo nei presidi di Pescara e Chieti, almeno secondo le notizie rimbalzate anche a livello giornalistico. Eppure, l'azienda produttrice aveva affermato che il farmaco sarebbe stato garantito gratuitamente a qualunque ospedale ne avesse fatto richiesta. Non si capisce come mai allora le autorità regionali non si siano mosse per renderlo disponibile e accessibile anche nel nostro presidio ospedaliero.


Da quello che raccontano i primi trattamenti, anche nell'Ospedale di Pescara, questo Tocilizumab sembra avere effetti promettenti anche sui pazienti con sintomi precoci che mostrano rischi di gravi progressioni delle loro sintomatologie. E' un farmaco che blocca l'attività dell'interleuchina 6, una proteina che viene prodotta in grandi quantità nel corso delle infiammazioni respiratorie (come quelle causate dalle polmoniti per coronavirus).


Il personale medico atriano trova il fatto che questo farmaco non sia stato loro consegnato un fatto allarmante e di gravissima negligenza da parte delle autorità sanitarie. Tutti gli ospedali Covid dovrebbero avere delle riserve, non solo di Tocilizumab, ma di tutti gli altri farmaci che come il Tocilizumab, l'AIFA (l'Agenzia Italiana del Farmaco) sta predisponendo e consigliando per il trattamento sperimentale  di pazienti con coronavirus.


La richiesta del personale ospedaliero atriano è dunque semplice ma allo stesso tempo della massima urgenza: avere a disposizione il più presto possibile, oltre ai kit di test rapidi, anche tutti i farmaci sperimentali che l'AIFA sta predisponendo per il trattamento di pazienti con il coronavirus. Sopratutto il Tocilizumab, che, ripeto, dalle prime sperimentazioni cliniche sembra promettente anche sui pazienti in gravi condizioni (ovviamente altri studi andranno fatti per quantificarne realmente l'efficacia).


Non è tollerabile - anche lei sarà d'accordo - che ci siano ospedali di serie A dove questi farmaci sono disponibili, con la possibilità - non dico la certezza, ma la possibilità - di salvare più vite, e altri ospedali - di serie B - dove questo invece non accade. Non è possibile che ai pazienti di alcuni ospedali si diano più speranze e a quelli di altri ospedali meno, senza alcuna ragione logica per farlo. Questo non solo non è un comportamento etico da parte delle autorità sanitarie, ma è proprio criminale perché mette a repentaglio le vite di molte persone innocenti che hanno la sola sfortuna di abitare nel territorio sbagliato con l'ospedale sbagliato, che purtroppo non ha a disposizione tutti i mezzi farmacologici per trattarli. I medici atriani desiderano che i test su questi farmaci inizino su tutti gli ospedali Covid della provincia. Atri inclusa. Il più presto possibile.


Inoltre questo fatto è vergognoso anche per altri versi: qui ad Atri  dobbiamo trattare molti  pazienti di una zona rossa, una zona ad alta concentrazione di contagio (Castiglione ad oggi ha percentuali simili se non più alte a quelle di Vò in Veneto a fine febbraio), e dunque stiamo avendo e avremo una grandissima congestione sanitaria in poco tempo. E lasciamo che tutto questo accada senza neppure avere a disposizione i farmaci più promettenti per curare queste persone? 


A questo punto sinceramente fatico a capire la motivazione razionale per cui ad Atri, o a Teramo, ci siano ospedali Covid se poi le autorità regionali decidono di trattarli come ospedali di serie B, per pazienti di serie B. Le persone del nostro territorio non sono cavie da laboratorio sfortunate con un destino segnato, sono esseri umani. Meritano di avere tutti i trattamenti farmacologici sperimentali che sono disponibili in altri presidi e non possiamo permettere che vengano trattati come pazienti di serie B.


Le chiedo dunque, anche questa volta nello spirito di massima collaborazione, di far sentire la sua voce come massima autorità sanitaria sul territorio presso le autoritá regionali e di non far cadere nel vuoto questo appello del nostro personale medico, un appello che se soddisfatto potrebbe salvare (potenzialmente) la vita di molte persone sul nostro territorio. 


Il nostro personale sanitario lavora giorno e notte per cercare di garantire il miglior trattamento possibile ai loro pazienti, ma purtroppo sono consci di non poterlo fare se poi non vengono messi a loro disposizione tutti gli strumenti necessari per farlo, che siano kit di test rapidi o farmaci sperimentali come il Tocilizumab.


Attendo sue notizie e spero, anche questa volta, nella massima collaborazione da parte sua.


Gentilmente,

Paolo Basilico

(ex Sindaco di Atri)

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