Il ministro Fioramonti all’inaugurazione dell’anno accademico

ATTUALITA / L'AQUILA Martedì 17 Dicembre 2019

Il ministro Fioramonti all’inaugurazione dell’anno accademico

“Il Gran Sasso Science Institute è un esempio di come si possano coniugare scienza e impegno civile senza compromettere l’eccellenza della ricerca. Per questo dobbiamo continuare a investire sul GSSI”. Lo ha detto oggi a L’Aquila Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, intervenendo all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2019-2020 del GSSI. 

Alla cerimonia, introdotta dal rettore Eugenio Coccia, hanno partecipato anche i premi Nobel Barry Barish (membro del comitato scientifico del GSSI) e Carlo Rubbia (professore emerito). Sul palco anche la professoressa Alessandra Faggian e i giovani Karolina Rozwadowska, Lars Eric Hientzsch e Cosimo Vinci, che hanno raccontato la loro esperienza di studenti e ricercatori al Gran Sasso Science Institute. La mattinata si è poi chiusa con la lectio magistralis del professor Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, dal titolo Utopia ambientale, utopia sociale. Dal palco il rettore Eugenio Coccia ha ringraziato il ministro per la stima e l’attenzione che sta dimostrando verso il Gran Sasso Science Institute.

Un appello a scommettere, anche economicamente, sulla ricerca scientifica curiosity driven (guidata dalla curiosità) e in particolare su quella che si fa al Gran Sasso Science Institue è arrivato anche da Barry Barish, premiato nel 2017 con il Nobel per la scoperta delle onde gravitazionali. “Mi sono innamorato del GSSI fin da quando, durante una conferenza scientifica a Venezia, Eugenio Coccia mi raccontò per la prima volta questo suo sogno. Vederlo realizzato è un vero miracolo, simbolo della rinascita dell’Aquila dopo il terremoto”.

Carlo Rubbia ha definito quella di oggi una “giornata meravigliosa” e ha sottolineato l’importanza della scienza nel trovare soluzioni alla principale emergenza della nostra epoca: il cambiamento climatico. Quindi ha illustrato il suo progetto di un “decarbonizzatore di metano”, un reattore capace di trasformare il gas naturale in un combustibile senza emissioni di gas serra.

Un intervento in linea con la lectio magistralis di Enrico Giovannini, dedicata allo sviluppo sostenibile. “La storia parlerà di noi, della nostra generazione, come della generazione che poteva fare qualcosa e non l’ha fatto per evitare la catastrofe”, ha avvertito Giovannini. “Oppure passeremo alla storia come la generazione che ha trovato una soluzione. Sta a noi e a giovani scienziati come quelli del GSSI decidere cosa fare. Fortunatamente in questa scuola si respira l’entusiasmo di chi guarda al futuro”.

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