Premio Di Venanzo / Due appuntamenti: alla Biblioteca Delfico e nella sede di Teramo Nostra

TERAMO Mercoledì 02 Ottobre 2019

Premio Di Venanzo / Due appuntamenti: alla Biblioteca Delfico e nella sede di Teramo Nostra

Dopo le proiezioni, presso la Casa di riposo De Benedictis di Teramo, dei film “illuminati” dai quattro direttori della fotografia a cui sarà assegnato l’Esposimetro d’Oro, il 24° Premio Di Venanzo si appresta ad inaugurare la prima mostra e a presentare il primo libro. Domani, Giovedì 3 ottobre, alle ore 17:00 presso la Biblioteca regionale Melchiorre Delfico, in Via Delfico a Teramo, nella corte interna, sarà inaugurata la mostra omaggio a Sergio Leone e a suo padre. Il titolo è “LEONE FACTORY: da Roberto Roberti a Sergio Leone”, curata da Orio Caldiron e Paolo Speranza.

A seguire, alle ore 18:30, presso la sede di “Teramo Nostra”, in Via Fedele Romani 1,  sarà presentato il libro di Gerardo Di Cola “Federico Fellini e il doppiaggio”, alla presenza dell’autore e dell’illustratore Raffaele Di Giammatteo.

La mostra Leone Factory ricompone il percorso famigliare che va da Vincenzo Leone al figlio Sergio Leone, recuperando la vicenda del grande artigianato cinematografico italiano dal muto al secondo dopoguerra, dal neorealismo alla Hollywood sul Tevere. 

Curata dallo storico del cinema Orio Caldiron e dal direttore della rivista “Quaderni di CinemaSud” Paolo Speranza, la mostra propone oltre 30 pannelli fotografici che riassumono il percorso familiare e artistico che unisce padre e figlio. La “malattia” del cinema fu infatti ereditaria, visto che Leone senior – amico di Scarfoglio, di Bracco, della Serao, di Di Giacomo – si era messo dietro la macchina da presa sin dai tempi del muto.

Vincenzo Leone, in arte Roberto Roberti, nasce a Torella dei Lombardi, in provincia di Avellino, nel 1879: dal teatro passa al cinema all’inizio degli anni dieci come attore e soprattutto regista per la Films Aquila di Torino e poi per la Caesar Film di Roma. Dopo un gran numero di melodrammi di impianto esplicitamente popolare – tra i quali c’è anche La vampira indiana, un protowestern all’italiana con Bice Waleran, nome d’arte della moglie Edwige Valcarenghi – diventa il regista di Francesca Bertini, con la quale dal 1919 al 1925 gira una decina di film, tra cui La contessa Sara, La sfinge, Marion artista di Caffè-Concerto, L’ombra, La donna nuda. La crisi del cinema italiano e i suoi cattivi  rapporti con il regime fascista lo tengono a lungo lontano dal set, a cui ritorna solo alla fine degli anni trenta con un paio di titoli. Il suo ultimo film è  Il folle di Marechiaro(1951), in cui appare come attore Sergio, il figlio di Vincenzo e di Edwige nato a Roma il 3 gennaio 1929.

Sergio Leone – come assistente o aiuto alla regia, regista della seconda unità, sceneggiatore, attore - partecipa a una trentina di film frequentando dall’interno il set del cinema italiano degli anni cinquanta da Ladri di biciclette(1948) a Sodoma e Gomorra (1961). Lavorando tra l’altro con Alessandro Blasetti, Carmine Gallone, Mario Camerini, Mario Bonnard, Guido Brignone, Mario Soldati, Steno, Luigi Comencini, Aldo Fabrizi, Primo Zeglio, Mervyn LeRoy, Robert Wise, Fred Zinnemann, William Wyler, Robert Aldrich. Il mito della frontiera rinasce con una rivisitazione ironica nei suoi film, da Per un pugno di dollari (1964), che dedica alla memoria del padre firmandolo Bob Robertson, a C’era una volta il West (1968), la fine dell’epopea girata nella Monument Valley cara a John Ford. Straordinario narratore per immagini dalla complessa strategia espressiva, esaltata dalle strepitose colonne sonore di Ennio Morricone, si conferma come uno dei grandi maestri del cinema postmoderno con C’era una volta in America (1984), il suo capolavoro. Quando se ne va a sessant’anni il 30 aprile 1989, ha appena concluso gli accordi per la realizzazione del film sull’assedio di Leningrado, l’ultimo sogno.

Gli autori della mostra hanno già portato al Premio Di Venanzo a Teramo, negli anni precedenti, altre mostre dedicate al cinema: .

Orio Caldiron è uno dei più illustri storici di cinema europei. È stato presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia e titolare della cattedra di Storia e critica del cinema all’Università “La Sapienza” di Roma. 

Paolo Speranza, insegnante, è storico del cinema e dell’età contemporanea e direttore delle riviste “Cinemasud” e “Quaderni di Cinemasud” e delle omonime collane editoriali. Collabora a riviste nazionali ed europee.


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