Processo Castrum, il primo grado sentenzia: "24 anni di reclusione"

TERAMO Domenica 06 Ottobre 2019

Processo Castrum, il primo grado sentenzia: E' finita con condanne complessive a 24 anni la lunga e complessa vicenda del processo Castrum, il presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova. Dopo cinque ore di camera di consiglio del collegio, alle 23 di ieri sera è arrivato il dispositivo per reati che vanno dalla corruzione alla tentata concussione dall'abuso d'ufficio alla falsità in atti pubblici. Il collegio presieduto da Franco Tetto ha condannato a cinque anni Maria Angela Mastropietro, dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova, ora sospesa che la Procura: pm Luca Sciarretta e Andrea De Feis,  considerano come il capo del presunto sistema di appalti e mazzette con il marito Stefano Filippo. Anche per lui la condanna di primo grado è a cinque anni. Per entrambi interdizione perpetua dai pubblici uffici. Condanne a cinque anni e sei mesi ciascuno per i fratelli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni. Un anno ed otto mesi la condanna per Carmine Zippilli, dirigente tecnico della Asl a processo per la vicenda dell'appalto di messa in sicurezza dell'ex ospedaletto di corso Porta Romana. Un anno e due mesi la condanna per Ennio Di Saverio nella sua veste di ex presidente del consorzio Lido delle Palme, mentre il geometra Guerino Di Saverio è stato condannato a otto mesi. Assolti ma parzialmente l'ex assessore comunale di Giulianova Nello Di Giacinto e Filippo Di Giambattista, ex amministratore unico della società municipalizzata Giulianova Patrimonio. Il collegio, infatti, con una ordinanza ha trasmesso gli atti alla Procura per la questione relativa al permesso di costruire dell'abitazione dell'ex assessore e per il caso dello smaltimento dell'acqua di cantiere non ravvedendo i contorni di un accordo corruttivo ma di un abuso funzionale. Assolti completamente Sergio Antonilli, collaboratore della società di Di Filippo, e Ida Scarpone, mamma degli imprenditori Scarafoni finita a processo per un presunto abuso edilizio contestato nella veste di comproprietaria di un edificio insieme ai figli. La Procura aveva chiesto pene complessive per 50 anni di carcere al termine di una istruttoria dibattimentale durata venti udienze con oltre due anni di intercettazioni telefoniche e ambientali.

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